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Gaia Fugazza. A fool with a tool
Case Chiuse #13 by Paola Clerico
Curated by: Francesco Urbano Ragazzi
Installation view
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Soft Opening :
19 October 2021
15:00 – 21:00
20 October 2021 – 28 January 2022
exhibition texts

Case Chiuse #13 by Paola Clerico
Framed by Francesco Urbano Ragazzi

 

Chi è contemporaneamente bipede, tripede e quadrupede? Chiedeva la Sfinge all'ingresso di Tebe.

La sua domanda resta aperta.

Se le rispondessimo “una sedia” o “un tavolo” certamente la bestia provvederebbe a strangolarci in men che non si dica. Potremmo allora azzardare di attribuire le tre qualità proprio a lei, alla Sfinge, sottolineando una sua certa versatilità riguardo l'uso degli arti: versatilità che d'altronde la accomuna ad alcune creature animali e vegetali, oltre che divine. Questo tipo di associazioni rischierebbe però di accendere le ire della stessa con effetti letali.

Eviteremo allora di chiamare in causa altre specie. La soluzione di Edipo sarà quella più ovvia e comoda: l'unica soluzione possibile, la sola contemplata dall'enigma. Un enigma umano per gli umani a cui altra risposta non c'è se non l'umanità.

Il vero mistero sta forse proprio qui. Come possiamo guardare il mondo da una prospettiva non umana? Come lo possiamo comprendere al di fuori della nostra condizione e posizione?

Le parole, queste parole, ci suggeriscono che restiamo perennemente intrappolati nell'antropocene. Che continuiamo ad applicare categorie umane a tutto ciò che ci circonda, persino e anche più quando cerchiamo di ascoltare la voce delle piante e i pensieri degli animali, o quando ci affezioniamo a una collana, a una croce, a un dipinto. Mossi da affezione, esotismo, curiosità, mistica, possesso, territorialità, o noncuranza, non facciamo che agire dentro i confini del nostro linguaggio, del nostro umano dominio.

A Fool with a Tool, la mostra personale di Gaia Fugazza a Milano per Case Chiuse HQ, si sottrae all'indovinello della Sfinge e affonda in un altro livello di linguaggio, quello del corpo. Un corpo che si materializza attraverso la pittura, trovando tra le linee e i pigmenti immagini a cui dare corpo, ancora.

Mai testo critico fu più inutile!

Il tentativo sarà di ritrovare alcune delle immagini in mostra attraverso le parole, più per esigenza di racconto che di spiegazione. Non c'è un ordine logico, né cronologico: le opere appartengono a epoche diverse nella produzione dell'artista dal 2010 a oggi, attraversando tecniche e supporti differenti: dal dipinto, al disegno, all'incisione; dalla carta, al legno, all'alluminio.

Iniziamo da una riunione o da una terapia di gruppo. Cinque soggetti, quattro donne ed un uomo sono riuniti, nudi, attorno a un vuoto: The Necklace, 2019. Gli otto seni delle donne in circolo prorompono nella composizione per duplicarsi e deformarsi in una sorta di aureola che circonda il volto dell'uomo. L'artista porta a galla il piano simbolico del discorso in atto e visualizza allo stesso tempo nella seduta, nello stare seduti, la costrizione di una postura che letteralmente piega lo spazio fisico e mentale. La disposizione dei corpi e le immagini inconsce che la seduta produce si riconnettono in un unico indivisibile stato psicosomatico, un'alterazione percettiva che sembra coincidere con la natura stessa della percezione.

In un altro cerchio due animali carnivori annusano un piccolo ruminante accovacciato, mentre due uccellini sostano, in attesa, ai bordi della scena. Con tutta probabilità si sta per consumare una carneficina di primo grado -quella dei lupi sull'agnellino- e una di secondo grado -quella degli uccelli che sopraggiungeranno a cose fatte- in un circolo da cui l'essere umano resta escluso.

Quello di Quattro animali (2010) non è un racconto di caccia, né una tauromachia, ma la contemplazione di relazioni ed equilibri impenetrabili. Siamo di fronte a un altro enigma della mostra: l'enigma insuperabile dell'umano dinnanzi a nature e culture che lo hanno preceduto e che, con tutta probabilità, si perpetueranno in sua assenza.

In un pannello dipinto e inciso per l'occasione, Gaia Fugazza disegna allora Un'altra stagione (2021): un uomo dai piedi prensili, che con questi si tiene appeso a testa in giù al ramo di un albero mentre grosse zanzare lo pungono. Il corpo inciso di questa figura, immerso in un fondo aureo, viene attraversato da dense nubi nere che ne nascondono il volto come una sorta di chioma oscura.

Questo appeso, non è certo l'impiccato degli arcani maggiori: è più un corpo arcaico del tutto avveniristico che pratica nuove funzioni e posizioni vitali, ricombinando la sua natura di bipede e quadrupede.

Un gesto molto attuale è invece quello rappresentato in Lots of Choise (2015), un dipinto multitouch dove l'indice di due mani, quelle di un adulto e di un bambino, si lasciano guidare da una serie di finestre aperte in simultanea. Le dita sembrano protese a pigiarle tutte alla ricerca di un sempre-meglio, oppure sono impegnate a esercitare il parental control con fermo diniego, o forse sono solo paralizzate nell'imbarazzo della scelta.

Il senso di sollecitazione e dispersione della volontà si trasmette ai visitatori, i quali si trovano a spingere due porte da saloon che separano gli ambienti della galleria attivando un continuo vai e vieni, apri e chiudi. Le porte sono allo stesso tempo oggetti d'uso e opere pittoriche. Sono tavole lignee dipinte di un azzurro tenue sulle quali sono incise una serie di frecce rivolte in diverse direzioni.

Come dardi di una caccia selvaggia, segnali di strade divergenti, cursori di schermi sovrappopolati, le frecce sono i vettori di un essere ciclicamente scisso tra volontà e intelletto: A Fool With A Tool, come suggerisce il titolo della mostra. Occorrerà scendere nei sotterranei della galleria o cercare su Google per completare la frase e visualizzare quest'altro enigma. L'enigma dello specchio: Selfportrait in Computer Light (2015).

Francesco Urbano Ragazzi

 

Gaia Fugazza (Milano 1985) vive e lavora a Londra. La sua pratica include pittura e performance. L’artista esplora la relazione fra gli esseri umani e l’ambiente naturale, l’intelligenza di altre specie, riproduzione e pratiche trascendentali. Fugazza ha tenuto mostre personali presso Richard Saltoun, London; Häusler Contemporary, Zurich; Zabludowicz Collection, London; Gallleriapiù, Bologna. Fra le performance recenti: Transcendence, Royal Academy of Arts, London; Super Nature in two Parts, Lisson Gallery, Londra; Baltic Triennial 13, South London Gallery, Londra; Star Messenger, LUX, Londra; Water from the Waist Down, Kunsthall Oslo. Le sue opere sono state incluse in Biennali e mostre istituzionali come 13 Baltic Triennal, Glasstress, Venice; Mediterranea, Milano; The London Open, Whitechapel Gallery; Hrm 199 Ltd, Tinguely Museum, Basel. Fugazza collabora regolarmente con altri artisti e curatori alla creazione di modi alternativi di presentare i lavori, come ad esempio la linea di mobili con Assemble, il sito Post from the first Lockdown, la festa My Night of Untlimited Favour e Grandine, il programma espositivo che ospita nel suo studio.

Case Chiuse # 13 by Paola Clerico

Framed by Francesco Urbano Ragazzi

 

“Who walks on two, three and four legs?” asked the Sphinx at the entrance to Thebes. The question remains open.
Should we answer “a chair” or “a table,” the beast would certainly be at our throat in no time. We might then venture to attribute the three qualities to her, the Sphinx herself, emphasising a certain versatility with regard to her use of limbs: versatility being common to certain animal and vegetable beings, as well as to the divine. However, this kind of association would risk incurring the wrath of the Sphinx with equally lethal consequences.Let us avoid calling other species into question. Oedipus’s solution proves to be the most obvious and convincing: the only possible solution, the only one contemplated by the enigma. A human enigma for humans to which there is no other answer but humankind.
Perhaps the real mystery lies here. How can we look at the world from a non-human perspective? How can we understand it from outside our own condition and position?The words, these words, suggest we remain perpetually trapped in our Anthropocene. That we continue to apply human categories to everything around us, also and even more so when we try to listen to the voice of plants and the thoughts of animals, or when we become attached to a necklace, a cross or a painting. Moved by affection, exoticism, curiosity, mystique, possession and territoriality, or simply out of laziness, we inevitably act within the confines of our language, of our human domain.
A Fool with a Tool, the solo exhibition by Gaia Fugazza in Milan for Case Chiuse HQ, sidesteps the riddle of the Sphinx and sinks into another level of language: that of the body. A body materialised through painting, finding images to fill out once more amid lines and pigments.Never was a critical text more useless!
The attempt will be made to expand on some of the images in the exhibition through words, more out of a need for narration than for explanation. There is no logical or chronological order: the works belong to different periods in the artist’s production, from 2010 to the present day, shifting between various media and supports: from painting to drawing and engraving; from paper to wood and aluminium.
We begin with a meeting or group therapy session. Five subjects – four women and one man – are gathered, naked, around a void: The Necklace, 2019. The eight breasts of the women in a circle burst into the composition only to duplicate and deform into a kind of halo surrounding the man’s face. The artist brings the symbolic plane of the ongoing discourse to the surface, and at the same time visualises in the sitting position the constriction of a posture that literally bends physical and mental space. The positioning of the bodies and the unconscious images that such sitting produces reconnect in a single indivisible psychosomatic state, a perceptive alteration that seems to coincide with the very nature of perception.
In another circle, two carnivorous animals sniff at a small crouching ruminant, while two small birds wait on the edge of the scene. In all likelihood, the first stage of carnage is about to take place – that of the wolves on the lamb – and the second stage – that of the birds that will arrive once the deed is done – will take place in a circle from which the human being remains excluded.

That of Quattro animali (‘Four Animals’, 2010) is not a hunting story nor a bullfight, but the contemplation of impenetrable relationships and balances. We are faced with another puzzle of the exhibition: the insuperable enigma of human beings before the natures and cultures that have preceded them and that, in all likelihood, will continue to be perpetuated in their absence.
On a panel painted and engraved for the occasion, Gaia Fugazza draws Un'altra stagione (‘Another Season’, 2021): a man with prehensile feet, hanging upside down from a tree branch while being bitten by large mosquitoes. The carved body of this figure, immersed against a golden background, is crossed by thick black clouds that hide his face like a sort of dark foliage. This hanging figure is certainly not the Hanged Man of the Major Arcana: his is more of an archaic body that adopts new functions and vital positions, recombining its nature as both biped and quadruped.
On the other hand, a very contemporary gesture is represented in Lots of Choice (2015): a multi- touch painting where the index finger of two hands, those of an adult and a child, let themselves be guided by a series of windows opened simultaneously. The fingers seem to be reaching out to press them all in search of the ever-better, or they are busily exerting parental control with firm denial, or perhaps they are just paralysed by being spoilt for choice.
A sense of solicitation and the dispersion of will is transmitted to the visitors, who find themselves pushing the two saloon doors that separate the rooms of the gallery, continuously moving back and forth, opening and closing. The doors are at the same time practical objects and pictorial works. They are wooden boards painted soft blue on which a series of arrows are engraved, pointing in various directions. Like lethal darts in a wild hunt, pointers along dividing paths, cursors on overpopulated screens, the arrows are the vectors of a being cyclically split between will and intellect: A Fool With A Tool, as the title of the exhibition itself suggests. We will have to descend into the gallery basement (or google it) to complete the sentence and view this other enigma. The Enigma of the Mirror: Self-Portrait in Computer Light (2015).

Francesco Urbano Ragazzi

 

Gaia Fugazza (Milan 1985) lives and works in London. Her practice includes paintings and performance, exploring the troubled relationship of humans and the natural environment, plant knowledge, reproduction and transcendental practices. Solo and duo exhibitions of Fugazza’s work have been held at Richard Saltoun, London; Häusler Contemporary, Zurich; Zabludowicz Collection, London; Gallleriapiù, Bologna. Recent performances include Transcendence, Royal Academy of Arts, London; Super Nature in two Parts, Lisson Gallery, London; Baltic Triennial 13, South London Gallery, London; Star Messenger, LUX, London; Water from the Waist Down, Kunsthall Oslo. Her work has been featured in several Biennales and institutional shows such as the 13 Baltic Triennal, Glasstress, Venice; Mediterranea, Milan; The London Open, Whitechapel Gallery; Hrm 199 Ltd, Tinguely Museum, Basel. Fugazza collaborates with other artists and curators to create alternative ways to present works such as the furniture line with Assemble, the web-site Post from the first Lockdown, the
party My Night of Untlimited Favour and Grandine the exhibition program that she hosts in her studio.

Case Chiuse HQ
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Via Rosolino Pilo, 14, 20129, Milano, Milano, Italia