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Patrick Tuttofuoco | Like They Were Eternal
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
Patrick Tuttofuoco, Like They Were Eternal, 2021, Exhibition view at Schiavo Zoppelli Gallery, Milano. ph. Andrea Rossetti
9 September – 6 November 2021
Wed, Thu, Fri: 12:00 – 19:00 Sat: 12:00 – 18:00
Press Release

La Schiavo Zoppelli Gallery è lieta di presentare la seconda personale in galleria di Patrick Tuttofuoco (Milano, 1976).

 

Like They Were Eternal, ultima produzione dell’artista, si concentra su una dimensione più intima con un approccio meditativo. Questa mostra è uno studio, attraverso una nuova consapevolezza, sullo spazio e sul tempo, Tuttofuoco si avventura in un’interpretazione di questi concetti per viverli in modo nuovo e più fluido. Questa installazione immersiva si propone di eliminare e possibilmente fondere in un'unica esperienza le nostre strutture mentali di tempo lineare, di dualismo tra corpo-anima, vita terrena-dopo la vita e presente temporale sospeso.

 

Negli ultimi anni scienziati e filosofi hanno teorizzato che il tempo al di fuori dell’esperienza umana non esiste o meglio, è diviso, caotico, parcellizzato. Il suo scorrere, quindi, non è assoluto, ma dipende dallo stato dell’osservatore. Eppure, mentre il tempo fisico è imploso, esso rimane, insieme allo spazio, il riferimento principale della condizione umana, della nostra esistenza nel mondo. L'uomo è una sorta di macchina del tempo, lo genera nella sua successione di istanti, azioni ed eventi, determinandone l'esistenza, attraverso la memoria e l’anelito verso il futuro.

 

Tuttofuoco, per raccontare la sua visione, sceglie la propria famiglia, persone con le quali ha il legame più forte e diretto, persone che, più di chiunque altro, sono il simbolo dell'urgenza di interazione tra individui.

 

La mostra si apre con un ritratto fotografico della famiglia dell'artista, un'installazione su carta da parati che abbraccia le pareti del foyer della galleria. Fra i personaggi che popolano questa immagine, la stessa utilizzata per il lavoro Famiglia del 1999, ci sono bambini ormai cresciuti, nonni e zii che non sono più con noi, e una Milano ormai cambiata sullo sfondo. Tuttofuoco ci dà accesso alla sua dimensione, un tempo stabilito dalla sua memoria e dalle sue emozioni. Una dimensione che il visitatore può conservare e trattenere, portando con sé uno dei poster con il testo dello scrittore Umberto Sebastiano.

 

Segue Freddy Boy, in cui i neon colorati, che disegnano tre sagome umane capovolte, sono la rappresentazione delle anime che passano dal mondo reale all'aldilà, nel famoso Libro dei Morti dell’antico Egitto. Quest'opera è la “memoria” di un cugino prematuramente scomparso, divenuto la rappresentazione più prossima all’artista della connessione tra terreno e ultraterreno. I confini tra trascendenza e immanenza si confondono, esiste una dimensione alternativa dove i limiti di spazio e tempo si allentano, continua ad esistere un flusso, un movimento, un passaggio di energia. Se lo sviluppo verticale dell'opera rimanda a un approccio spirituale e trascendente, quello orizzontale diventa il simbolo di una dimensione materiale. Le luci passano da un colore caldo a uno freddo, esplicitando una dispersione o, viceversa, un accumulo di energia. I due assi generano una croce: il suo centro, rappresenta l'incontro tra materialità e spiritualità, che non è altro che la dimensione umana.

 

La Pietà Rondanini di Michelangelo è l'ispirazione delle sculture No Space e No Time, che ritraggono la moglie e il figlio dell'artista, stretti in un abbraccio nel sonno. Le opere guardano alla scultura classica, di cui richiamano i canoni estetici e le regole stilistiche; tuttavia, innescano una serie di dualismi e dicotomie.

Come nella Pietà di Michelangelo dove l'artista ha lavorato in modo non lineare (gli elementi anatomici di Gesù e Maria Vergine sembrano appartenere a periodi diversi), le sculture di Tuttofuoco sono distinte eppure in dialogo tra loro, busto e volto un pezzo, gambe l'altro. Due opere separate che diventano un unicum.

La distanza con il suo riferimento classico passa anche attraverso l'uso del metacrilato. L'uso del colore, elemento iconico nella produzione di Tuttofuoco, sottolinea il dualismo tra classicità e modernità. E, nonostante l'uso di tecniche innovative, la scansione 3D e le macchine a controllo numerico, le sculture si sviluppano da un unico blocco con il processo 'in levare', quintessenza della pratica di Michelangelo.

 

Nella serie di opere disegnate a mano Like They Were Eternal, la schiettezza del gesto è in contrasto con l'alta tecnologia sempre presente nelle sue sculture. I disegni parlano ancora della transitorietà, mentre le cornici specchianti, generano uno spostamento sensoriale e creano l'illusione di un buco nero sulle pareti, all'interno del quale i disegni, attraverso il calore e la morbidezza del tocco artigianale, generano speranza.

 

Alle pareti, Time Capsule, tre grandi stampe su acciaio lucidato a specchio, partono da alcune fotografie, scattate da Claudia Ferri, in cui Tuttofuoco, attraverso la rappresentazione del corpo e la gestualità sua, dei suoi figli e della moglie, ha ricostruito forme circolari, quasi degli Uroboro: le mani si uniscono e generano una forma che incarna questa idea della ciclicità del tempo, l'assunto che l'uomo, attraverso la sua esistenza, diventa il tempo stesso.

 

Le suggestioni estetiche, le sensazioni, le riflessioni che le opere di Patrick Tuttofuoco sono capaci di provocare in chi le osserva, trovano eco e risonanza in una traccia musicale che resta sospesa nello spazio espositivo come una nuvola. Il brano, realizzato in collaborazione con il musicista Nicola Ratti e lo scrittore Umberto Sebastiano, scioglie in un unico flusso le voci di familiari e amici che ripetono la frase “You and me always and forever”, in loop, come un mantra che porta ancora una volta l’attenzione sul potere delle relazioni. Incontri, intrecci, tentativi gioiosi di fusione. Io e te, per sempre: promessa che è impossibile mantenere e che proprio per questo va recitata, cantata. Perché all’eternità si contrappone il destino tragico e bello delle nostre forme biologiche, e solo il gesto artistico può riuscire a fermare il nostro mistero nel tempo.

 

Si ringrazia la Giovanardi S.p.A. per l’assidua collaborazione con l’artista e la galleria e per la produzione delle opere.

 

Schiavo Zoppelli Gallery
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Via Martiri Oscuri 22, 20125, Milano, Città Metropolitana di Milano, Italia
Contatto
Anna Abbà